I Primi Mesi Di Mourinho : Il Centrocampo
Proseguiamo l’analisi dei primi mesi della gestione Mourinho, che avevamo interrotto la settimana scorsa parlando della fase difensiva. Fare un’analisi completa della situazione del centrocampo è spesso cosa complicata, perchè il reparto vive di meccanismi molto paticolari e di esso bisogna sempre tener distinte le fasi difensive e offensive pur dovendo fare una valutazione complessiva.
Come al solito, partiamo storicamente dal giorno successivo a Parma-Inter, con i nerazzurri che confermano lo scudetto e cominciano a pensare all’Inter che verrà. Proprio il centrocampo era il reparto che tutti indicavano come quello maggiormente bisognoso di interventi. Infatti non c’era giornalista, addetto ai lavori, o semplicemente tifoso che avrebbe risposto in maniera diversa : l’Inter doveva inervenire, anch piuttosto prepotentemente, sul centrocampo. Perchè ? Per due ragioni, fondamentalmente : la prima è di ordine meramente anagrafico, la seconda invece è di ordine qualitativo.
Zanetti, Vieira, Dacourt, Figo, Solari e Cesar sono decisamente avanti con l’età, e tra l’altro alcuni di loro sono in scadenza di contratto e dunque bisogna decidere il da farsi. A fortificare la convinzione circa la necessità di intervenire massicciamente sul centrocampo vi è una diffusa idea di scarsa qualità generale del centrocampo, se confrontato con quelli dei top club europei : Zanetti è una zavorra tattica perchè pensa solo alla fase difensiva, Cambiasso in Europa non è mai esploso, Dacourt,Solari e Cesar non sono adatti agli standard attuali di Champions, Vieira e Figo neppure per sopraggiunti limiti di età. L’ambiente chiede la cessione di Figo,Dacourt,Solari,Cesar ed il non rinnovo di Maniche e Jimenez, già bocciati da Roberto Mancini. Per diverse ragioni la società compie solo metà dell’opera : se ne vanno Solari,Cesar,Maniche ed il giovane Pelè nell’ambito dell’affare Quaresma, rimangono Figo e Dacourt pur essendo il contratto di entrambi in scadenza. Per certi versi la società ha ragione :il progetto era vincente e cambiare sei o sette elementi avrebbe potuto incasinare l’ambiente e lo spogliatoio. Purtroppo le conferme cadono sugli elementi più acciaccati e discontinui della stagione appena conclusa, e questo suscita immediatamente qualche dubbio sulla validità delle operazioni.
In ogni caso la curiosità era accesa soprattutto in relazione al mercato in entrata piuttosto che in uscita, e l’arrivo di Mourinho faceva ben sperare in un acquisto coi controfiocchi : circolava soprattutto il nome di Lampard, pupillo del tecnico, con il quale viene effettivamente imbastita una trattativa che alla fine si conclude nel niente per la società e con qualche pound in più sul conto corrente del forte centrocampista inglese, che ottiene un lauto adeguamento dell’ingaggio con tanto di rinnovo quinquiennale, spegnendo ogni speranza di vederlo a Milano a costo zero nell’estate 2009.
Circolano comunque altri grandi nomi, soprattutto quelli di Xavi e Xabi Alonso, quest’ultimo bocciato dalla Juve che gli preferisce Poulsen. Xabi Alonso è piuttosto giovane, ha buone doti di regista (ruolo completamente assente nell’Inter) e vanta una certa sperienza internazionale. La società invece vira su Sulley Muntari del Portsmouth ,che rimarrà l’unico acquisto in un reparto che forse meritava più attenzione quantitativamente e qualitativamente parlando.
Mourinho si comporta come con i difensori, dunque rimescola le carte in gioco e concede a tutti la chance di colpirlo in positivo. Figo gioca tuto il pre-season, complice anche il tardato arrivo di Quaresma, e mostra evidenti limiti dinamici, Dacourt non impressione particolarmente, Jimenez viene provato in diversi ruoli con buoni risultati ma alla fine cede per infortunio, mentre l’ultimo arrivato Muntari ben si inserisce anche se Mourinho non fa mancare un colpo basso alla società che critica elegantemente in conferenza stampa per aver puntato su un giocatore che “a differenza di Lampard, deve essere disciplinato tatticamente per il suo calcio”.
Il centrocampo gioca costantemente a tre, e vengono privilegiati i giocatori fisici poichè deve essere supportata una manovra offensiva di tre attaccanti. Il problema principale rimane di ordine qualitativo : Cambiasso praticamente arretrato quasi sulla linea dei difensori, Muntari e Zanetti non possono che fornire un validissimo apporto fisico in fase difensiva, ma continua a mancare tatticamente un giocatore che detta i tempi nella impostazione della manovra (un Xabi Alonso), e questo costringe spesso i difensori a lanci unghi sperando che l’Ibrahimovic di turno agganci, oppure a lente manovre di possesso palla che spesso si concludono nel nulla. Stankovic potrebbe risolvere questo problema, a patto che Mourinho vinca la propria scommessa (”Voglio farlo tornare quello della Lazio”). Muntari rimane l’unico capace di inserimenti e tiro da fuori, insieme ad un Vieira sul viale del tramonto.
Insomma, se in difesa e in attacco non ci si può lamentare, una tiratina d’orecchio mi sento di darla alla società per quanto riguarda il centrocampo, per il quale si poteva e forse si doveva fare di più. In ogni caso rimango convinto che se noi abbiamo dei difetti, gli avversari che abbiamo in Italia hanno delle montagne da scalare.
I voti :
Zanetti : ultimamente soffre un pesante calo di condizione dovuto al fatto che, insieme a Cambiasso, è l’unico a garantire il tecnico sotto il profilo fisico e psicologico. In ogni caso raramente scende sotto il 6. Rimango convinto che Zanetti, grandissimo uomo, rimanga per il calcio attuale un centrocampista limitato dato che rinuncia alla fase offensiva, ed è un peccato. Voto 6
Stankovic : è un giocatore potenzialmente fantastico, che esprime però un terzo del suo potenziale, con o senza infortunio da portarsi appresso.Tecnicamente rimane il centrocampista più completo in rosa. Voto 5
Figo : il tramonto è già calato da un pezzo. Tutti se ne sono accorti tranne lui e Moratti, a meno di clamorose smentite. Voto 5
Jimenez : s.v.
Vieira : a differenza di Figo qualche colpo in canna ancora ce l’ha, e se è in forma rimane uno dei primi 5 centrocampisti al mondo. Ovviamente fino al prossimo infortunio, che puntualmente è arivato in un momento delicatissimo. Voto 6
Dacourt : s.v.
Cambiasso : è l’unico giocatore a salvarsi quando la nave affonda (vedi derby). Peccato per il ruolo designato da Mourinho, che lo limita parecchio. Manca la grande affermazione europea per diventare uno dei primi tre al mondo, ma testa,cuore,gambe e piedi ci sono.Voto 7
Muntari : giovane e completo, splende in supercoppa poi si oscura per un eccesso di troppo e inguaia Zanetti e Cambiasso che devono fare gli straordinari, anche se non è solo colpa sua. Voto 5,5
Bolzoni : s.v. , con l’appello a Mourinho di provarlo ogni tanto perchè il talento c’è indubbiamente.
Mourinho : la manovra è lenta e prevedibile, ed è fondata sempre sugli stessi uomini : non si va al di fuori del trio zanetti,cambiasso,vieira, con munatri unica alternativa al francese. Dacourt bocciato e Stankovic rimandato, forse a ragione, ma limita eccessivamente Cambiasso precluso dalla fase offensiva.Per ora si ha l’ideadi un reparto distaccato sia dalla difesa che all’attacco, e su questo c’è ancora tanto da lavorare, già a partire da Roma-Inter. Voto 5,5


Ieri sera si è vista una bella partita dei nerazzurri che finalmente hanno giocato una buona partita, anche se l’avversario non era il Real Madrid, ma il Bologna di Daniele Arrigoni. E’ proprio a San Siro che i romagnoli hanno ottenuto gli unici 3 punti della stagione, contro i cugini rossoneri. La partita si sblocca al 25′ gol un gol spettacolare del solito Ibrahimovic, che su cross di Adriano dalla sinistra, infila un pallone i porta con un tacco meraviglioso. Il gol non si può descrivere, bisogna guardarlo (
In pochi mesi ha scalato le vette del clacio italiano. Ha fatto parlare di sè, sempre, dal primo minuto in cui ha calcato i cami della serie A. E’ stato giudicato, insultato, sottovalutato e sopravvalutato. Di lui molti dicono un gran bene, altri dicono un gran male. Di fatto, è un personaggio che dentro e fuori dal campo riesce sempre a far parlare di sè. Del resto, un ragazzo che a 17 anni si proclama il nuovo Ronaldo non può che catalizzare l’attenzione di tutti, soprattutto in un momento storico che ricorda molto la fase pioneristica dei ricercatori di oro, dove le pepite sono ragazzini da lanciare contro i giganti del calcio europeo. Di lui un grandissimo allenatore non poco tempo fa disse :”Questo diventa tutto o niente”. Fu poi lo stesso allenatore a farlo esordire in coppa Italia ed in serie A. Da uno che può diventare tutto o niente puoi aspettarti di tutto, e infatti da subito sono stati fuochi d’artificio. In poche settimane la squadra gli ha affidato il compito di battere i calci da fermo. In pochi mesi, assente Ibra, ha trascinato l’Inter in coppia con Cruz fino al magico pomeriggio di Parma. Nel mezzo, una doppietta alla Juve in coppa Italia, giusto per attrarre ancora più simpatie se ce ne fosse stato bisogno.
Lo avevo promesso e voglio essere di parola, quindi questa è la mattina dei primi bilanci dell’era Mourinho. Patti chiari, amicizia lunga : chi si aspetta che dopo la partita di ieri mi scagli contro Tizio o Caio rimarrà deluso. Io “nonstoconmancini” nel senso stretto del termine, a differenza delle migliaia di vedovelle sedute sugli spalti del Meazza ieri, e nemmeno vado a cercare il complotto arbitrale dietro l’angolo,magari nascondendosi dietro a un dito. Capiterà, e spesso, di parlare sia di Roberto Mancini che di arbitri, ma sempre con una linea editoriale precisa : il Mancio è stato un grandissimo allenatore e un grandissimo uomo fuori dal campo, ma fa parte del passato, gli arbitri se sbagliano lo fanno in buona fede. Detto questo, proviamo a ragionare sull’attuale momento dell’Inter, che non è di certo semplicissimo.
“Il Milan ha segnato un gol, noi nessuno. Questa è la storia della partita. Nessuna squadra ha prevalso sull’altra. Dell’arbitro non voglio parla perchè voglio essere in panchina contro il Bologna”. Ecco le parole di Josè Mourinho dopo la partita persa con il Milan.


















