Il Ballo Dei Debuttanti
La “prima volta” non è mai agevole. Debuttare in un derby, nel derby di ieri sera, è cosa ancora più difficile. Oggi è il giorno del mio debutto sul palcoscenico di cuorenerazzurro, un sito che ha voglia di emergere per diventare un punto di riferimento per il navigatore interista. Mi sarebbe piaciuto cogliere l’occasione di un derby vinto bene, come quelli di manciniana memoria, per elencarvi quella che sarebbe stata la mia linea editoriale ed il mio modo di intendere un sito come cuorenerazzurro, che nasce figuratamente per essere un’isola in grado di offrire asilo a tutti i tifosi nerazzurri (e non). Il debutto me lo sarei immaginato più o meno così. La partita di ieri, purtroppo, ha stravolto i miei piani e i miei sogni di gloria, ha scardinato alcune mie certezze e ha fatto affiorare alcuni dubbi, soprattutto di natura tattica. Per fortuna non sono solo, perchè ieri era anche il giorno del debutto di Mourinho. Non fraintendetemi, intendo il debutto di Mourinho con il grande calcio italiano. Fino a ieri l’inter aveva incontrato Sampdoria,Catania,Torino e Lecce, non certo compagini di altissimo livello in grado di lottare al vertice. Qualcuno può obiettare chel’inter ad agosto ha battuto la Roma, ma la supercoppa italiana, seppur prestigiosa, è più un trofeo da mettere in bacheca che una cartina tornasole della forza delle due partecipanti. Ieri, invece, Mourinho ha debuttato nel calcio che conta, e allora sorvoliamo sui discorsi introduttivi sulla linea editoriale, che intanto scoprirete di giorno in giorno, e andiamo direttamente al sodo, perchè di carne sul fuoco ce n’è davvero tanta.
Partiamo con l’analisi della partita : Mourinho stupisce tutti sin dalla formazione iniziale, schierando a sorpresa Burdisso al posto di Cordoba e promuovendo, a mio avviso inspiegabilmente, Quaresma titolare. Aldilà dei singoli, la scelta tattica non mi sembra più di tanto criticabile : mancando un trequartista puro, in grado di inventare in mezzo al campo, Mourinho sceglie di rimpolpare il centrocampo con due ali in grado di creare superiorità nell’uno contro uno, ma anche di dare una mano ai compagni più arretrati costruendo un vantaggio numerico nella zona nevralgica del campo. Il primo tempo, pur essendo piuttosto noioso sotto il profilo dello spettacolo, tutto sommato è stato affrontato con il giusto piglio : squadra compatta, che rischia pochissimo perchè concede una sola mezza occasione a Ronaldinho nella prima mezz’ora, ma troppo imballata quando la linea del possesso palla saliva nella trequarti avversaria. Ibrahimovic perde troppi palloni e non regala sponde, Mancini è vivace ma quasi sempre inconcludente, Quaresma è un oggetto non identificato che si muove in mezzo al campo. Ne deriva da tutto ciò che solo Maicon emerge nel corso dei minuti, con qualche bella sgroppata e un’incursione pericolosissima che ha portato Ibrahimovic ad essere,con un pizzico di ritardo, a tu per tu con Abbiati. Questa rimarrà, assieme ad un contropiede mal gestito da Ibrahimovic su palla recuperata da Cambiasso nella seconda metà di gara, l’unica azione degna di nota di un’Inter troppo spenta e rinunciataria in fase offensiva. Sul finale di primo tempo, il gol avversario : il fuorigioco di Kakà, millimetrico, dà il via ad una azione che porta Ronaldinho a sovrastare Cambiasso di testa e insaccare il pallone imparabilmente alle spalle di un Julio Cesar già miracoloso al ‘25 (sempre su Ronaldinho,che sfrutta un rimpallo favorevole in area dopo una pregevole azione di Kakà).
Il secondo tempo si apre con la seconda sorpresa della serata : l’assenza di cambi rispetto alla formazione titolare. Confermati tutti, dunque, Balotelli &o. aspettano in panchina il proprio turno. Se l’Inter del primo tempo convince a metà, quella del secondo appare in balìa dell’avversario dal punto di vista tattico : permane la scarsa, per non dire nulla, propositività in avanti, l’azione stagna dietro la linea di metà campo, e l’assenza di un regista costringe i difensori ad inutili lanci lunghi che sono facile preda degli avversari. La manovra, bloccata da un Milan che amministra il vantaggio, assume toni imbarazzanti quando Mourinho, a svariate decine di minuti dalla fine, gioca la doppia carta Cruz-Leite Ribeiro, rinunciando a un difensore (Materazzi), per provare a smuovere qualcosa. Questa sarà la mossa che, seppur vincente pochi giorni prima contro il Lecce, segnerà definitivamente la fine della partita : gioco confusionario, idee astratte, stanchezza che comincia a farsi sentire (un ottimo Vieira del primo tempo crolla sul finale di gara) fino al ‘77, minuto del fattaccio : Burdisso, già ammonito, entra in ritardo su Kakà, prende il secondo giallo e lascia i compagni in dieci. Negli ultimi dieci minuti l’Inter prova a sfondare il muro avversario, senza successo. A pochi secondi dal termine, un cross stupendo di Maicon piazza Leite Ribeiro a pochi metri da Abbiati libero di colpire di testa, ma il centravanti sbaglia clamorosamente come contro il Lecce a metà settimana. In ogni caso una risposta alle precedenti occasioni di Kakà e di Shevchenko che non creano imbarazzi a Julio Cesar. Un intervento scomposto su Leite Ribeiro in area, del tutto simile a quello di Materazzi su Kakà nel primo tempo, fa esplodere il difensore azzurro in panchina, che a fronte di una parola di troppo viene espulso, rimediando una sicura squalifica per la prossima partita di campionato.
A coronare la serata, la gestione mediatica di Mourinho nel dopo-partita : a vederlo e sentirlo, viene da chiedersi dove sia finito quell’uomo spavaldo che sabato aveva incantato a parole tutti i tifosi interisti. Dice di non volersi lamentare della terna arbitrale (oggettivamente criticabile sotto il profilo della gestione dei cartellini) ma lancia qualche frecciatina, per fortuna senza lamentarsi di un fuorigioco che c’è e non c’è. Fa i complimenti al Milan, meritati, ma non pone l’accento su particolari questioni tecniche e tattiche, su tutte l’ennesima bocciatura di Balotelli, che se non altro ieri con qualche punizione avrebbe potuto creare qualche pericolo alla difesa avversaria.
Lo dicevo qualche giorno fa, Milan e Werder sono le due partite della verità, i due incontri che possono farci capire molte cose, anche se non tutto, di Mourinho e dell’Inter che verrà. Se il buon giorno si vede dal mattino, i segnali non sono confortanti, non tanto per il risultato (ci sta perdere un derby…) quanto per alcuni dubbi tecnici e tattici che sono affiorati nei 90 minuti di ieri sera. Tra due giorni arriva il Werder, che deve recuperare i due punti persi contro il Famagosta e dunque non baderà a calcoli, cosiccome mi auguro non lo faccia l’Inter, dalla quale non possiamo aspettarci che non perda più partite importanti,ma di certo possiamo pretendere che non si verifichino più situazioni di naufragio tattico come quello di ieri sera.



















